La fibra tessile prodotta dalla pianta di canapa veniva prodotta sin dal lontano passato, nel nostro paese e in tutto il mondo, dai cordai, artigiani impegnati nella lavorazione della canapa, della fibra tessile per realizzare corde di canapa impiegate nel settore agricolo, nel settore militare e in quello marittimo. In questo articolo ti racconteremo l’inestimabile valore di una pianta antica, sempre attuale e sempre utile, ma soprattutto pulita.

Le corde di canapa: gli inizi

In Italia la canapa, fin dall’antichità, in particolare nelle zone della pianura Padana, veniva coltivata per la realizzazione di fibre tessili e impiegata per molti usi, soprattutto per la produzione di corde.

Da pianta di nobile reputazione e dai mille utilizzi, (di cui abbiamo parlato in 10 usi incredibili della canapa), e caratterizzata da una singolare versatilità, viene degradata a pianta nociva per la salute, accusata di essere una droga e di arrecare danni alla salute.

La canapa viene purtroppo superata da fibre sintetiche meno costose, ma certamente dannose per il nostro pianeta come tutti i derivati del petrolio.

Coloro che lavoravano la fibra di canapa per realizzare le corde di canapa, venivano chiamati cordai.

Le fibre tessili erano una presenza fondamentale nel settore militare, marittimo e anche primario, in quanto tale materia prima ha svolto per secoli un ruolo centrale nella Storia.

I coltivatori, muniti di grande pazienza e dedizione, tagliavano le piante di canapa e le ponevano in conche ricavate nel terreno con l’aggiunta di acqua.

Lo stelo secco, a mano o con macchinari appositi (Gramola), veniva sgretolato; tale processo permetteva di liberare la fibra tessile che poi il “pettinaro” passava in uno strumento fatto da una tavola di legno con dei chiodi.

Il risultato era una fibra lunga, dritta e morbida. A seguito della filatura per mano dei cordai-filatori e della torciatura, si dava forma alla corda (addirittura lunghe centinai di metri!).

Le fibre corte, invece, subivano il processo di filatura che rendevano il materiale un filo molto sottile e resistente.

Il materiale prodotto era utile in casa per la realizzazione di lenzuola, vestiti e corredi per le giovani promesse spose ecc., nei lavori artigianali per chiudere colli e giunture.

I cordai, realizzate le corde in ampie zone aperte (data la portata delle dimensioni), le vendevano nei loro negozi o nei mercati di piazza:

ai pescatori come reti da pesca

ai contadini per gli animali da soma

o per realizzare sacchi, ecc.

o per grandi opere architettoniche, navi, ecc. a costi differenti in riferimento alla robustezza e alla lunghezza.

Data la laboriosità che caratterizzava la produzione, i cordai  e tutti coloro che prendevano parte alla produzione delle corde festeggiavano nei campi con balli, musiche tradizionali e pietanze locali, la buona riuscita del loro operato.

Le corde di canapa: Declino e Rinascita

Dopo la seconda guerra mondiale, il mondo, inclusa l’Italia ha subito radicali cambiamenti a causa del conflitto.

La canapa, per vari motivi, economici ed “etici”, venne boicottata perché ritenuta nociva.

Venne in fretta sostituita da fibre vegetali provenienti da paesi tropicali e successivamente dalle fibre sintetiche.

Le ormai antiche macchine per la fabbricazione delle corde persero il loro valore.

Si rintraccia qualche testimonianza dei cordai fino alla prima metà del secolo scorso, ma poi sparisce completamente.

Alla fine degli anni novanta si avvia la reintroduzione della canapa.

Nel 1996 Domenico Bernardini ottiene la prima autorizzazione dal Ministero per piantare i primi metri quadrati di canapa dopo la guerra.

In seguito, il ministro Michele Pinto, nel 1998, ricevette una lettera di un docente del napoletano che chiedeva il reinserimento della coltivazione della canapa nei terreni italiani, in linea con le normative e le disposizioni comunitarie e sovra comunitarie.

L’iter non fu lineare, ma la nomina di una apposita commissione da parte di Pinto alla fine, si pronunciò favorevolmente.

E si ricomincia a coltivare la canapa, nonostante le resistenze non solo italiane, ma anche internazionali che ne rallentano il decollo.

Le corde di canapa: Oggi

La pianta di canapa, oggi, è vista (forse non ancora da tutti!) come una risorsa pulita per il pianeta.

Il suo rilancio, fino ad oggi, è stato in parte sofferente.

Senza dubbio, le politiche economiche, i cinquanta anni di stop alla coltivazione, un avanzamento tecnologico mirato ad altri settori e non specificatamente alla canapa sono da ritenersi le cause questa difficile ripresa.

Le tecniche di coltivazione e di lavorazione, come tutti i macchinari, inoltre, devono ancora essere rivisti e innovati, rispetto al passato.

La pianta di canapa è sicuramente più produttiva in fibra tessile del cotone e richiede una quantità ridotta di pesticidi e fertilizzanti durante la coltivazione.

Alcuni paesi l’hanno già fatto, ma finché gli investimenti italiani saranno irrisori, i macchinari a disposizione non permetteranno di lavorare la fibra con tecnologie innovative e pulite.

In questo modo si frenerebbe l’estro di imprenditori e artisti dal poter realizzare corde, o moltissimi tessuti per la persona, la casa e gli ambienti che siamo costretti ad importare.

La canapa è una pianta controversa che subisce pregiudizi e boicottaggi, ma che pian piano si sta facendo strada.

Molti si ritrovano inevitabilmente ad ammettere l’importanza di una pianta che la Storia ci insegna ad apprezzare e che le innovazioni e la ricerca ci suggeriscono di “sfruttare” non solo per vantaggi in termini economici, ma anche ecologici per l’ambiente.

Come abbiamo già raccontato in un altro articolo le potenzialità della canapa sono infinite. O quasi!