Affermati studi ci informano che il 70% circa dei rifiuti presenti nei nostri oceani è composto da prodotti di plastica usa e getta.
Facile intuire che il problema è urgente e grave.
Il processo di decomposizione della plastica è lentissimo, di conseguenza il suo accumulo nelle acque aumenta, rilasciando così frammenti di residui che vengono ingoiati dalle specie marine presenti, che a loro volta verranno mangiate da noi, entrando inevitabilmente a far parte della catena alimentare.
Una soluzione c’è, ma COME DICEVA IL CELEBRE ATTIVISTA AMERICANO JACK HERER NEL LIBRO “THE EMPEROR WEARS NO CLOTHES” bisogna liberarla dalla disinformazione e dal proibizionismo: la canapa, pianta antichissima, versatile e preziosa più dell’oro!

La questione è seria poiché ne possono derivare anche gravi problemi di tipo sanitario.

La produzione di prodotti inquinanti ha un impatto negativo sull’ecosistema, per questo motivo aziende e piccoli imprenditori stanno iniziando a prendere in considerazione soluzioni alternative più valide.

Bioplastica, un’alleata per la salvaguardia dell’ambiente

Ed ecco che entra in gioco la bioplastica.

Le plastiche di questo tipo sono in grado di essere biodegradabili al 100% inoltre sono prive di elementi tossici.

L’idea non è del tutto nuova ma, a causa di alternative più economiche, seppur inquinanti, è stata decisamente ignorata.

La bioplastica di canapa può essere impegnata per la realizzazione di articoli usa e getta come ciotole, cannucce e bottiglie ma anche per oggetti a lunga durata ad esempio cellulari, tubazioni e automobili.

La creazione di bioplastica ha un impatto sull’ambiente minore se paragonato alle plastiche comuni, ricerche recenti hanno dimostrato che queste sono in grado di ridurre le emissioni di anidride carbonica, inoltre possono essere prodotte attraverso risorse carbon-negative come la canapa.

Bioplastica di canapa, una soluzione ecologica a basso costo

La bioplastica di canapa è sia biodegradabile che riciclabile ed è in grado di sostituire buona parte dei materiali realizzati a base di petrolio.

Si tratta di un composto di fibre naturali i cui prezzi sono accessibili.

La materia plastica viene ricavata dal gambo della pianta in quanto composto da un elevata presenza di cellulosa.

La canapa è in grado di crescere in quasi tutti i terreni, dal momento della coltivazione al raccolto trascorrono solo 4 mesi.

La facilità di coltivare questo tipo di pianta, e quindi la sua disponibilità, è uno dei suoi punti forti.

Queste piante sono delle specialiste nell’assorbire anidride carbonica.

Non necessitano di pesticidi o fertilizzanti come altre risorse bioplastiche, ad esempio il legno o il cotone.

Normalmente viene usata la plastica derivata dal petrolio, ovvero una fonte non rinnovabile che prima o poi si esaurirà.

La plastica di canapa può essere usata nella stessa maniera con la differenza che è rinnovabile e non provoca inquinamento.

Idee dall’Italia per la plastica di canapa

In Sicilia un’azienda, la Kanesis, qualche anno fa, ha deciso di produrre filamenti per stampanti 3D utilizzando proprio gli scarti dalla produzione di canapa, il loro scopo è quello di creare prodotti partendo da materie prime naturali.

Il filamento finale non viene inquinato da coloranti bensì mantiene il suo colore naturale, marrone.

In pratica questo materiale è molto simile al poliproilene, l’HempBioPlastic (HBP), così viene chiamato, è più resistente e leggero del PLA, ovvero la plastica che di norma si usa nella realizzazione di stampanti 3D.

La bioplastica di canapa nel resto del mondo

Nel frattempo in Australia è stato inventato lo Zeroform, composto da cellulosa di canapa e acqua, anche questo mostra una resistenza superiore ai suoi simili e può essere impiegato nella realizzazione di svariati prodotti.

Lo Zeroform è atossico, compostabile e biodegradabile.

Decidendo di cambiare le nostre abitudini potremmo realmente apportare sostanziali benefici all’ambiente che ci circonda.

Abbracciando le nuove economie “green”, oltre a migliorare il nostro impatto ambientale, andremo a crearci maggiori opportunità lavorative con conseguente ambiente di lavoro più sano e a misura d’uomo.

Curiosità sulla bioplastica di canapa

Sembra incredibile ma nel 1941 Henry Ford creò un’automobile costruita in buona parte da plastica di canapa alimentata da etanolo di canapa (il carburante veniva raffinato dai semi della pianta).

Nella costruzione della macchina vennero utilizzate, oltre alla plastica di canapa, anche altre fonti vegetali come il lino, il grano e la soia.

Decise di chiamarla “Ford Hemp Body Car“, fu così che venne inventato il primo prototipo di automobile eco-sostenibile.

Per dimostrare la resistenza dei componenti lo stesso creatore si fece filmare mentre era intento a colpire la macchina con una mazza di ferro.

L’arrivo della seconda guerra mondiale però fece si che il progetto ebbe un arresto e dopo il conflitto non venne più messa in commercio.

La causa viene ricondotta al petrolio, di cui furono abbassati i prezzi, e al proibizionismo di quegli anni.

La filiera della canapa

Durante il XVIII e il XIX secolo la canapa veniva ampiamente coltivata in Europa, utilizzata poi nella produzione di tessuti e corde.

E’ nel XX secolo che vediamo una graduale scomparsa, un po’ per il diffondersi di altre fibre, un po’ per le difficili condizioni di lavoro ed il crescente costo della manodopera.

Nei primi anni ‘90 l’Europa riscopre questa coltura e l’interesse verso la canapa torna a crescere.

Anche l’Italia si sta adoperando con nuove disposizioni per la promozione e coltivazione della filiera della canapa eliminando alcuni limiti in merito alla coltivazione stessa.

Ora ti sembrerà chiaro che l’inserimento delle colture di canapa è decisamente una grande opportunità per molte aziende agricole, la canapa è una coltura ad alto rendimento, non necessita di pesticidi ed è altamente sostenibile.

 

 

Fotografie di Randy Olson – National Geographic Magazine, Giugno 2018

Leggi tutto l’articolo estratto dall’originale di Laura Parker su National Geographic:  http://www.nationalgeographic.it/wallpaper/2018/06/30/foto/plastica-4008472/1/#media