Dopo il traguardo raggiunto dal Canada e il successo raggiunto tra l’opinione pubblica mondiale, il Messico sembra voler seguire la stessa direzione canadese in merito proprio alla legalizzazione della cannabis. Ma vediamo come stanno le cose nel dettaglio.

A seguito dell’incontro tra Marcelo Ebrard, Ministro degli affari esteri messicano e Chrystia Freeland, l’attuale Ministro degli affari esteri del Canada, sembra che stia diventando sempre più concreta la possibilità che il paese divenga il prossimo stato pronto alla legalizzazione della canapa.

Come lascia sperare un recente Tweet del 23 Ottobre 2018 in cui il ministro Ebrard afferma che il Messico seguirà il modus operandi del Canada in riferimento alla legalizzazione della cannabis per l’uso degli adulti per scopi ricreativi e senza scopo di lucro; Ebrard continua, auspicando, che si tratterà di “un’opzione a breve termine molto interessante per il Messico”.

La legalizzazione della cannabis sarebbe un valido “movente” per diminuire drasticamente l’attività delle organizzazioni criminali e la violenza determinati dal mercato nero, una piaga che affligge il paese messicano da anni.

I governi messicani che si sono susseguiti hanno adottato politiche proibizioniste e di scontro con le organizzazioni criminali, intralciando il traffico dello spaccio, ma arrecando al paese oltre 80 mila vittime.

Spagna

In Spagna, invece, data l’esistenza dei CSC ovvero dei Cannabis Social Club, sono molti a pensare che nella penisola iberica la cannabis sia già da tempo legale, in realtà non è proprio cosi.

La cannabis  fu depenalizzata in tutta la Spagna già dagli anni novanta, e ciò determinò che rapidamente si diffondesse un modello di pensiero che accettava culturalmente  il “porro” e non criminalizzava le persone che ne facevano uso.

In realtà, il concetto di Social Club è stato accettato in un primo momento come sotterfugio alla legge antitabacco che, dopo gli anni 2000, vietava il fumo nei locali pubblici.

Nacquero, quindi, Club privati dove la gente si riuniva con lo scopo di poter fumare indisturbata: i fumatori cominciarono dapprima a portarsi da casa la propria cannabis e poi a richiederla nei luoghi d’incontro.

L’esistenza dei “club de consumidores” è quindi da quasi un decennio  tollerato, soprattutto in Regioni autonome come la Catalunya e Paesi Baschi.

Tantissime sono state le azioni repressive e di autoregolamentazione prima che si potesse arrivare ad un un periodo di relativa tranquillità.

Barcellona è diventata la capitale europea dei social cannabis club.

Nel 2017, una legge catalana normalizzò la situazione dei club accettandola per la prima volta, ma imponendo una regolamentazione regionale.

Una decisione che sin da subito il premier Rajoy tentò di impugnare senza successo, infatti, nel settembre 2018, la Corte Costituzionale Spagnola sostiene che la legge catalana va bloccata.

Rif:

https://www.fuoriluogo.it/mappamondo/cannabis-social-club-la-legge-catalana-bocciata-dalla-corte-costituzionale/#.W94LudVKjIU

La Catalunya dovrà presto decidere su come normare veramente il fenomeno, ma non sembra opinabile un passo verso la repressione dopo i cambiamenti avvenuti in Canada,  anzi ciò che appare evidente è che in tutta la Spagna si spinge per una vera  e propria legalizzazione. 

Dunque, ad oggi, molti  “club de consumadores” che già hanno aperto i loro spazi ai turisti, aggirando, in parte, la legge  grazie a un direttivo internazionale,  sono pronte ed intenzionati a proporsi come vere e proprie aziende nel mercato nazionale e globale  della  cannabis.

La legalizzazione della cannabis in Messico

In Messico è l’inizio di una nuova era.

La Corte Suprema di Giustizia del Messico sta aprendo le porte alla legalizzazione della cannabis, accettando senza remore, ma dopo circa due anni di battaglia, la richiesta di alcuni giovani, riunitisi nel collettivo chiamato “Smart” ovvero Società Messicana di Autoconsumo Responsabile e Tollerante, di coltivare e fumare cannabis; dunque potranno rivolgersi alla Commissione Federale per la Protezione dai Rischi Sanitari e richiedere le licenze di semina e consumo di cannabis.

“Abbiamo vinto. Questa sentenza non è solo per noi quattro” afferma uno dei quattro giovani,  Francisco Torres Landa,  partecipante dello Smart.

Probabilmente non sarà accolta la proposta di compravendita dei semi o della sostanza stessa, ai giovani non è stato, infatti, concesso il commercio di cannabis, ma in ogni caso, oltre questo aspetto ancora emblematico, rimane poco chiaro come coloro che non sono in possesso dei semi possano avviare le proprie produzioni.

Si tratta di un vero e proprio momento storico che cambierà le sorti del paese in quanto il Messico vive e convive da decenni con i cartelli della droga, classificandosi, inoltre, tra i maggiori produttori a livello  internazionale.

Oltre ad aver inviato una propria delegazione in Canada per le storica giornata della “legalizzazione” del 17 Ottobre scorso, il 31 Ottobre 2018 la Corte Suprema di Giustizia ha dichiarato il divieto di Cannabis INCOSTITUZIONALE.

La Corte si è mostrata unanime nel riconoscimento della legge che concede ai messicani di fare uso di cannabis senza incorrere in rischi penali.

Prima infatti il possesso maggiore di cinque grammi di cannabis condannava il possessore a una pena severa di 10-40 anni di detenzione.

Sicuramente il Parlamento dovrà adattare la legislatura ai cambiamenti in corso, ma intanto il primo passo è stato fatto.

Ad emergere, tra i giudici della Corte, è Arturo Zaldivar.

Secondo Arturo Zaldivar il divieto sulla cannabis è in contrasto con il diritto costituzionale della libertà del singolo e, dal suo punto di vista, presenta danni per la salute correlati a quelli del tabacco.

I quattro ministri che hanno votato a favore sono stati Alfredo Gutiérrez Ortiz Mena, Olga Sanchez Cordero, Jose Ramon Cossio e il giudice relatore, contro, invece, Jorge Mario Pardo Rebolledo.

La legge dovrà nascere, a seguito di altre cinque sentenze dello stesso genere in materia di cannabis

I messicani, comunque, possono ritenersi soddisfatti per questo passo verso la legalizzazione e contro le organizzazioni criminali.

Uno sguardo nel mondo

In Canada continuano i festeggiamenti per la legalizzazione della cannabis, finita in poche ore nei bancali dei dispensari legali, e gli operatori del settore si organizzano per capire come gestire domanda ed offerta.

In Uruguay la legalizzazione è già in corso dal 2013.

In Messico invece si apre più che una breccia sul tema, un momento storico per il paese che convive con il traffico di cannabis.

Negli Stati Uniti, in 30 stati è consentito l’uso terapeutico, mentre in ormai 10 stati il consumo per scopo ricreativo è legale.

In tutta l’America circa il 10% di popolazione vive in Stati dove la cannabis è legale.

In Cile è in corso un dibattito sul tema della legalizzazione, e molto probabilmente, dopo il Messico, in tutta l’America Latina cambierà qualcosa.

In Olanda, il governo ha concesso di avviare una limitata legalizzazione della coltivazione in cui saranno coinvolte alcune città (massimo 10).

Il progetto si propone di supportare coltivazione e distribuzione ai coffee shop per limitare il mercato nero e per far sì che tale commercio generi, grazie alle tassazioni, un’entrata per lo stato.

Ad oggi, il possesso, l’acquisto o la coltivazione della cannabis sono tollerati e regolamentati dal 1976, ma non legali.

Insomma, la strada del cambiamento sta attraversando il mondo.

E in Italia?

In Italia arriva solo il profumo, un’essenza lontana, tra conquiste e sconfitte, dichiarazioni e smentite, si continua a lottare come consumatori, singoli persone e in qualità di associazioni per ottenere ciò che spetta per diritto.