La canapa è una pianta stagionale che produce tanta biomassa e oltre ad avere i più svariati uti- lizzi, dagli isolanti in bioedilizia alla carta alle funi alle borse dell’industria tessile, fa bene alla salute. Tutti i nutrizionisti ormai lo sanno. Dai semi si producono olio e farina ric- chi di proteine, acidi grassi polinsaturi, omega3 e omega 6 che cominciano ad essere usati negli impasti di pane, pa- sta, pizza e dolci, ma anche nella co- smesi. Il seme non nasce dal nulla: si sviluppa dentro l’infiorescenza femmi- nile della pianta fecondata, una infio- rescenza ad alto interesse terapeutico. Tutte le infiorescenze di canapa hanno un complesso di cannabinoidi e di ter- peni e alcune varietà, anche se non classificate come medicinali, se coltivate con un certo criterio sicuramente pos- sono produrre un valido aiuto alle co- stosissime e limitate terapie con i far- maci cannabinoidi approvati ufficial- mente. Il sistema endocannabinoide presente nel nostro organismo serve a salvaguar- dare il nostro equilibrio biochimico. La complessità della vita nella società moderna esige uno stretto controllo:

• il supporto di energia;

• la divisione cellulare;

• l’attività cerebrale;

• il sistema immunitario per mantenere la nostra integrità strutturale e funzionale.

Ma tutti sappiamo che esercitare ap- pieno questo controllo non è facile e si può incorrere in disordini del meta- bolismo come obesità, anoressia o dia- bete, cancro o disordini degenerativi come l’Alzheimer, disordini come epi- lessia o emicrania, o disordini autoim- muni come la sclerosi multipla. Per raggiungere questo equilibrio, o omeostasi, la natura ha evoluto all’in- terno degli esseri umani un sistema di feedback biochimico chiamato sistema endocannabinoide. In parole povere, questo sistema è un po’ ciò che ci dif- ferenzia da una muffa. Attraverso ere di co-evoluzioni (colti- vazioni), le varietà di cannabis hanno  sviluppato un complesso di cannabi- noidi che sono equamente potenti – se non di più – nel regolare i nostri sistemi biochimici più cruciali.

Da qui la possibilità di usare i canna- binoidi delle piante per spingere il no- stro sistema endocannabinoide a pre- venire o combattere questi disordini. I cannabinoidi promuovono l’equilibrio in modo naturale.

La loro assunzione si differenzia ovvia- mente secondo la malattia che andre- mo a contrastare, del tipo di cui andre- mo a servirci (thc-cbd, cbd-v, cbg, cbn , cbc , thc-v ecc.) e della forma in cui la pianta di cannabis è usata.

I cannabinoidi si possono assumere: • per via orale, tramite l’ingestione di oli o estratti liquidi;

• per via oftalmica, in gocce per rego- lare la pressione oculare nei casi di glaucoma;

• per via vaginale o rettale, nei casi di malattie in cui il paziente abbia proble- mi nell’ingerire;

• per inalazione, rimane il metodo più comune e veloce (e anche quello con cui è possibile controllare al meglio gli effetti secondo lo psichiatra statunitense Lester Grinspoon, insegnante presso l’Università di Harvard);

• per via nasale, come nel caso del cannabinoide CBD – che ricordiamo non avere nessun effetto psicoattivo sul sistema nervoso – principalmente utilizzato per curare spasmi muscolari, dolori cronici, diabete e molte altre ma- lattie.

Sono almeno 35 milioni gli italiani che prendono abitualmente farmaci (più di una persona su due). In Europa siamo di fatto i maggiori utilizzatori di ansio- litici antidepressivi (benzodiazepine): un dato importante se si pensa a quali sono le conseguenze a lungo termine sull’organismo. La cannabis con le sue  varietà, i suoi 180 princìpi attivi, i suoi terpeni e flavonoidi potrebbe sostituire il 70% dei farmaci di uso comune.

Al momento in Italia ci sono solo circa un migliaio di pazienti a cui la cannabis viene completamente rimborsata. Le Regioni all’avanguardia sotto questo aspetto sono Puglia, Toscana ed Emilia Romagna dove abbiamo leggi regionali che ammettono il rimborso del farmaco per alcune patologie. Naturalmente non possiamo non sottolineare che i pazienti e le loro associazioni si sono dovuti impegnare per farle applicare. Esistono poi leggi regionali anche in altre regioni: Veneto, Piemonte, Campania, Liguria, Marche, Friuli Venezia Giulia, Abruzzo, Sicilia, Umbria, da poco anche il Lazio, ma l’erogazione gratuita si limita a pochissimi casi e l’articolo 32 della Costituzione Italiana non viene rispettato (art.32: la Repubblica tutela la salute come fondamentale di- ritto dell’individuo e interesse della collettività e garantisce cure gratuite agli indigenti). A subirne le conseguenze sono i malati, che stanno pagando con la libertà personale e con la salute il fatto che lo Stato non provveda uniformemente all’erogazione gratuita in tutte le Regioni: persone come Fabrizio Pellegrini, malato di fibromialgia finito in carcere e su tutti i giornali la scorsa estate ed ora agli arresti domiciliari. Altro punto dolente è la mancanza di una regolamentazione per chi prende questi farmaci e deve guidare un veicolo. Al momento a pagarne le conseguenze è, tanto per fare un esempio, Carlo Monaco, uno dei redattori di questo articolo a cui da quasi un anno è stata sospesa la patente. In base al Decreto Lorenzin non si dovrebbe guidare per 24 ore ma quando si viene poi trovati alla guida si infrange l’art. 187 del codice della strada. All’accertamento del reato consegue in ogni caso la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida da uno a due anni (Art. 187).

Guida in stato di alterazione psico-fisica per uso di sostanze stupefacenti. Chiunque guida in stato di alterazione psico-fisica dopo aver assunto sostanze stupefacenti o psicotrope è punito con l’ammenda da euro 1.500 a euro 6.000 e l’arresto da sei mesi ad un anno).

Le commissioni mediche non hanno protocolli aggiornati sulla cannabis e continuano a proporre costosissimi test tossicologici. Fino a quando il Ministero della Salute non sarà in grado di fornire una linea guida per le persone in cura con la cannabis, ci saranno sicuramente problemi.

Grazie all’immenso lavoro di tanti pazienti, in questi anni sono nate diverse associazioni che, creando eventi, facendo informazione con i propri mezzi e investendo le proprie risorse, lavorano a tempo pieno avendo al momento come unica ricompensa la riconoscenza della gente che aiutano: ecco come nasce il Canapa Caffè di Roma (vedi box a sinistra). Questa associazione collabora con tutte le realtà coinvolte nel mondo della cannabis, anche a livello internazionale. Per questo motivo ha iniziato una collaborazione con GH Medical di Amsterdam che, per l’esperienza in ricerca e in creazione di genetiche, risultano alleati fondamentali in un futuro dove (ci auguriamo) verranno aperte maggiori possibilità di

scelta per la salute dei pazienti. Purtroppo ribaltare la situazione attuale con case farmaceutiche che organizzano lussuosi convegni in Hotel a 5 stelle, dove i partecipanti vengono aggiornati e instradati sulle novità disponibili non è facile. Di certo, dove non c’è una legge regionale che lo preveda non è possibile nemmeno istituire corsi di aggiornamento per medici.
Un prezzo proibitivo non è l’unico ostacolo che i pazienti hanno dovuto affrontare: lo scoglio principale era ed è tuttora l’impreparazione dei medici. Di fatto la maggior parte dei malati si sono trasformati in attivisti informatissimi solo per vedere i propri diritti presi in considerazione seriamente dall’interlocutore medico.
Per alcuni medici l’avvicinamento alla cannabis terapeutica è avvenuto dopo un qualche evento non piacevole della propria vita.
Altri invece hanno ricevuto richiesta esplicita di alcuni pazienti che, dopo aver sperimentato l’inutilità o perfino i danni dei farmaci convenzionali sulla propria pelle e gli effetti positivi che invece la cannabis aveva sulle proprie patologie, hanno preso coraggio, cominciando a pretendere che i propri medici la prescrivessero.
Ci sono due tipologie di pazienti:
• quelli che hanno bisogno di una medicina che funzioni con i dosaggi giusti;

• altri per le cui patologie è indicata la Plant Therapy, l’autocoltivazione di varietà medicinali. Ma qui c’è un grosso ostacolo, poiché al momento in Italia nessuno può coltivare la cannabis medicinale, ad eccezione dell’Istituto Chimico Farmaceutico di Firenze e del CreaCin di Rovigo che fornisce le talee della FM 2 all’Istituto Chimico Farmaceutico, e che per assurdità deve per legge distruggere ogni anno i suoi raccolti (Decreto del Presidente della Repubblica del 9 ottobre 1990, n. 309: “Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza”).

Anni fa in Puglia anche grazie all’attivismo dell’associazione Lapiantiamo, si provò a depositare una legge regionale che prevedesse la Plant Therapy, l’autocoltivazione per i malati e la nascita di LapianTiamo Cannabis Social Club a Racale, in provincia di Lecce. Il Decreto Lorenzin cancellò questa possibilità, concedendo l’autorizzazione solo ai militari di Firenze. Si accelerarono però le erogazioni gratuite in Puglia dove, al momento, sono almeno 300 i pazienti che possono accedere alla cannabis senza spese.

In questi giorni sta però partendo un’importante iniziativa di disobbedienza civile in Sicilia, con l’associazione Cannabis Cura Sicilia che ha aggiunto social club al suo nome. Sembra che la Regione non abbia i soldi per rimborsare il farmaco. Con l’esistenza di una legge regionale che prevede questo rimborso per alcune patologie e di pazienti con tutte le caratteristiche per avere il rimborso, ci sono le carte in regola per far sì che avvenga uno storico cambiamento. Se Alessandro Raudino (presidente di Cannabis Cura Sicilia) e i ragazzi riusciranno a coltivare e distribuire cannabis ai propri soci potremmo vedere l’inizio dei Medical Social Club.

Ma questa non è l’unica novità perché la nuova legge sulla canapa (DL 242 del 2 /12 2016) approvata a dicembre e in vigore dal 14 gennaio 2017 per favorire la filiera della canapa alimentare e industriale, ha introdotto tra le sue novità l’uso dimostrativo e l’uso florovivaistico da parte di associazioni ed enti privati e pubblici su piante di canapa certificate UE (v. box “Normativa” a pag.20).

I farmaci a base di cannabis attualmente disponibili in Italia sono solo quelli approvati dal ministero della salute olandese, linea Bedrocan cannabis flos (v. box “La linea dei Farmaci approvata” in questa pagina).

Intanto in Italia all’AIFA – l’organismo di diritto pubblico che opera sulla base degli indirizzi e della vigilanza del Ministero – sono registrati la varieta FM2 ed il Sativex, uno spray orale con thc e cbd, che però sin dalle prime versioni non risulta così risolutivo e non sembra entusiasmare al momento i pazienti.

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Di Carlo Monaco e Alessandro Piumatti