Questo è un documento sottoscritto da diversi operatori del settore:

Mentre il Vice ministro delle Politiche Agricole (a pochi passi dalla conclusione del suo mandato), prende una posizione sulla cannabis light

Alcuni esperti del settore necessitano di maggiore chiarezze e si esprimono su future linee guida.

 

 

“Questo tipo di informazione che sembra plaudere a sequestri penali svolti quasi sempre senza fondamento giuridico ed auspicarne altri non è assolutamente e minimamente accettabile “ 

“I Vice Ministri che divulgano circolari volutamente incomprensibili
e creano preoccupazione andrebbero processati per procurato allarme”

-Avvocato Carlo Alberto Zaina-

 

 

 

Bisogna fare un poco di chiarezza riguardo alla legge 242/16:

Le aziende, le associazioni e le persone fisiche  sottoscriventi questo documento ritengono potersi considerare operatori del settore Canapa industriale in Italia,  attestando il proprio impegno nel costruire le “strutture adeguate” per la produzione e la distribuzione di prodotti a base di canapa “made in Italy.”

Queste strutture erano. fino a ieri. ostacolate da leggi non al passo con i tempi, e dunque fino a ieri ancora latenti…

La legge 242/16 doveva servire proprio ad incentivare la filiera e, pur tra evidenti lacune, sta permettendo finalmente la costruzione di queste strutture.

Durante questo processo, alcune aziende hanno pensato di far arrivare da Paesi con tecnologie più avanzate prodotti legali e rispettosi dei limiti fissati dalla L. 242/2016 .

Realizzare la più ampia possibilità di scelta per l’utente finale,

con diversi prodotti in diversi rapporti qualità/prezzo,

è prima regola del  mercato libero che vorremmo raggiungere.

In data 1/5 Marzo 2018 una circolare del Ministero della Salute rivolta alle Dogane ha dato via all’allarme , con una frase “ Il suddetto dipartimento specifica, poi, che” non risultano varietà di cannabis sativa ammesse in Svizzera....” .

Si cercava quindi di limitare il commercio di canapa ad alto contenuto di CBD proveniente dalla Svizzera e comunque qualsiasi prodotto proveniente da tale nazione anche se in regola…

Dunque con assunti completamente dubbi è cominciato una sorta di terrorismo psicologico per i nuovi operatori del settore.

Tali assunti non trovano fondamento nella “legge sulla canapa elvetica”;

E non solo:

 

Secondo l’articolo 5 dell’allegato 6 dell’accordo tra la Confederazione Svizzera e la Comunità europea sul commercio di prodotti agricoli (RS 0.916.026.81) la Svizzera ammette la commercializzazione di sementi delle varietà di canapa ammesse nella Comunità (catalogo europeo).

https://www.admin.ch/opc/it/classified-compilation/19994645/201707010000/0.916.026.81.pdf

Naturalmente le dogane dopo qualche giorno di blocco hanno ricominciato, seppure in misura minimale, a far passare la frontiera ai prodotti legali che non superano lo 0,6 % di THC

Abbiamo assistito ad una disinformazione mirata portata avanti da attori che con dubbia professionalità MINANO l’equilibrio e lo sviluppo etico del settore.

Nuovamente, in data 22/05 2018 , con la circolare emessa dal Vice ministro politiche agricole e forestali Andrea Oliveiro dal titolo :

“Chiarimenti sull’applicazione della legge 2 dicembre 2016 , N 242”

assistiamo ALL’ENNESIMO tentativo di intimidazione a danno degli operatori del settore

(operato tra l’altro all’ultimissimo giorno del mandato di un viceministro del passato governo)

Con questo documento vogliamo esplicitare come stanno operando la maggior parte di aziende coinvolte alcune già sottoscriventi questo documento…

La soglia:

 

0,2 % THC : i semi certificati a livello europeo dovrebbero sviluppare al massimo questRisultati immagini per limita percentuale, ma…

In Italia grazie al clima favorevole e al territorio fertile, nei primi anni in cui la canapa si poteva piantare per uso industriale…era molto difficile rimanere sotto questa soglia con le semenze certificate, e gli agricoltori rischiavano anche penalmente.  Man mano dopo gli anni 2000 le cose migliorarono fino alla legge 242/16.

FINALMENTE la legge 242/16 doveva inizialmente aumentare il limite del THC permesso sul campo fino al 1%, e creare un mercato NORMATO per le #infiorescenze.

Ma inspiegabilmente nell’ultimissima votazione si abbassò questo limite del (pericoloso ) THC al 0,6%…

Dal tenore letterale della circolare del 22 Maggio 2018 si evince come il MIPAAF ritenga che il limite di principio attivo presente sia nel seme sia nel prodotto finito sia quello dello 0,2% in conformità con la normativa comunitaria in materia sia di regime degli aiuti sia in materia di importazione, ma questo non appare conforme a quanto è stato confermato anche pochi giorni fa con la giurisprudenza, per la quale si ribadisce il limite 0,6% di THC sui prodotti “assimilabili alla tipologia di cannabis per uso agroalimentare” .

 

La vendita di infiorescenze:

 

Unica svolta della circolare 22 Maggio 2018 è l’esplicitazione della liceità della vendita di infiorescenze, forse l’inizio della presa di coscienza di come le infiorescenze siano il carro portante dell’intero settore.

Di fatto vale la pena ricordare che proprio nell’ultima seduta prima dell’approvazione della 242/16  si eliminarono alcuni punti esplicitati nel “disegno di legge” che prevedevano  la “vendita di infiorescenze”.

Fu un colpo basso visto che il settore canapa industriale stentava da anni a decollare e molti operatori del settore aspettavano con fiducia regole bene precise per tutelare i propri investimenti.

Nonostante questo ostacolo velato, la vendita di infiorescenze è iniziata apertamente da maggio 2017  e veniva comunque contemplata nel punto G della 242/16

g) coltivazioni destinate al florovivaismo.

Di fatto

 

per  l’enciclopedia Treccani, o “Consulenza agricola.it” ,nel florovivaismo sono comprese le pratiche di taleaggio “e moltiplicazione di piante così come la libera vendita di fiori secchi”

 

https://www.consulenzaagricola.it/files/file/VARI/ATTIVITA-ORTO-FLOROVIVAISMO-INQUADRAMENTO-FISCALE-AMMINISTRATIVO.pdf

ma anche secondo diverse linee guida di alcune regioni italiane sul Florovivaismo stesso

Una diversa e diffusa modalità di coltivazione delle piante e dei fiori è quella della coltivazione denominata in “vaso”. In questo caso l’imprenditore addirittura non utilizza direttamente il terreno per piantare il seme e far crescere il vegetale ma colloca sullo stesso numerosi vasi (impianti di “vasetteria”), nei quali vengono inseriti i semi o le talee, provvedendo all’accrescimento delle piante in tali contenitori. Anche in questo caso siamo in presenza di un’attività agricola, in quanto il terreno è in diretta connessione con l’attività svolta. “

http://www.unipd-org.it/rls/lineeguida/agricoltura/florovivaismo.pdf

http://www.ausl.fe.it/azienda/dipartimenti/sanita-pubblica/servizio-prevenzione-sicurezza-ambienti-di-lavoro/materiale-informativo/attrezzature-di-lavoro-e-dpi/florovivaismo

 

Ma non solo

 

Il principio fondamentale per cui ciò che non è previsto, ma non è vietato è, comunque, tollerato legalmente, vale anche per le infiorescenze.

La circostanza che non vi sia una previsione esplicita normativa, non esclude, quindi, il loro utilizzo in un contesto di legalità.

Purtroppo poca chiarezza è stata esplicitata su questo tema.

Soggetti che grazie alle proprie conoscenze hanno spinto per la nascita di mercato di infiorescenze mirando esclusivamente a interessi non condivisi dai sottoscriventi, continuano a confondere l’opinione pubblica perpetuando un atteggiamento che mette in difficoltà la maggior parte dei coltivatori Italiani di canapa certificata.

Il primo sequestro avvenuto a Vieste a danno di un commerciante, altri sequestri alla dogana, sequestri a danno di “ambulanti” con regolare licenza, e gli ulteriori sequestri sporadici a danno di sprovveduti “collezionisti” con relative applicazioni (almeno inizialmente) di sanzioni amministrative da D.P.R.309/90 , devono  cessare cosi come il terrorismo psicologico, ponendo ben in chiaro come stanno lavorando gli operatori del settore.

I sequestri devono terminare per la semplice ragione che:

 

AlRisultati immagini per polizia prodotto che sia destinato per gli usi consentiti dalla legge 242/16 non si applica il DPR 309/90, perché l’art. 4 co. 5 e 7  L. 242/2016 sono infatti categorici.

Tutti i prodotti che derivano da coltivazioni che utilizzano sementi certificate e tabellate secondo la direttiva 13 giugno 2002 non possono essere considerati stupefacenti. fino al raggiungimento del limite dello 0,6% in deroga al regime principale fissato (in armonia con le direttive UE) nella misura dello 0,2% di Thc .

Si potrebbe rilevare sia la contraddizione della norma con pronunzie della Cassazione Sez. Iv, del maggio 1989 e 1991 (costanti nel tempo) che fissano nella misura dello 0,5% il limite oltre il quale il THC è ritenuto drogante, sia la equivocità della stessa per potrebbe a fare pensare che sotto il limite dello 0,2% sia possibile operare anche con semi non certificati.

Ma sono questioni che si potranno affrontare successivamente.

 

 

Questa è una autoregolamentazione sottoscritta da diversi  operatori del settore che vorrebbero operare in un contesto legale con regole chiare:

 

Negli ultimi mesi sono esplose nuove attivitá, e sono stati creati nuovi posti di lavoro, in settori correlati alla distribuzione e vendita al dettaglio di infiorescenze di cannabis light ad uso tecnico/collezionistico e, comunque, nel rispetto delle destinazioni espressamente  previste dalla L. 242/2016 e nelle previsione di quelle non tassativamente vietate

 

Cosa vuol dire?

 

Vuol dire che le destinazioni di uso di alcuni prodotti sono quelle incluse nella legge.

Quindi è ben specificato quali sono queste destinazioni in ogni punto della legge.

Al momento l’uso umano del fiore di canapa non é contemplato… in ogni sua forma… (dobbiamo di fatto normarlo)

Vale a dire che mangiare, bere od assumere in qualsiasi modo, indiscriminatamente,  (fumare ad esempio ) derivati della canapa al di fuori di olio di semi e di farina e derivati non é (ancora) a norma di legge….

 

Perche?

 

Risultati immagini per limit thc

 

Perchè l’Italia promulga le le leggi e poi le lascia in sospeso non facendo partire i decreti attuativi:

Entro 6 mesi della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale sarebbero dovuti uscire i limiti di THC sugli alimenti.

Entro il 4 luglio 2017   secondo l’art 5) della legge 242/2016, inattuato.

Dopo oltre 10 mesi con un enorme ritardo e senza che ci si ponga il problema, non avendo pubblicato nessuno di questi limiti dovremmo denunciare la situazione per i danni ricevuti come operatori del settore.

 

Protocollo alimentare:

 

Per fortuna, i semi di canapa dalle provate proprietà nutrizionali sono un alimento normato da gli anni 90 in Europa, e non contengono principi attivi come il THC o CBD (anche se con strumentazioni specifiche forse si ritrovano alcune tracce in “parti x milione”).

Da questi ricaviamo l’olio e la farina che viene aggiunta agli impasti tradizionali per creare pasta pizza dolci ecc..

Per poter lavorare e creare prodotti come birra, tisane, cioccolata formaggi o liquori molte aziende si sono dovute attenere a strette norme di autocontrollo creando un proprio protocollo.

Questo però non preclude possibilità di sequestro su qualsiasi possibile operazione di controllo futuro da parte di Nas o chi di dovere, con conseguenti danneggiamenti a chi investe nel settore.

E’ di comune accordo dichiarare la volontà di creare un VERO protocollo standard per la canapa AD USO ALIMENTARE

In Italia, Federcanapa appoggia la proposta avanzata in ambito europeo da EIHA (European Industrial Hemp Association) in ordine alla fissazione dei seguenti limiti di THC (espresso in mg di THC su kg di alimento):

Olio di canapa: 10,00 (0,01‰)

Latte di canapa: 0,15

Pane, pasta, prodotti da forno: 0,10

Dolci, snacks: 0,35

Bevande (alcoliche, analcoliche, tè, tisane): 0,01

 

la posizione dei sottoscriventi è che:

 

 

Le infiorescenze che non superano il 0,2% di THC  dovrebbero essere messe in vendita a scopo alimentare, naturalmente coadiuvate con analisi specifiche dei cannabinoidi….di muffe batteri e metalli pesanti.

I prodotti alimentari da essi derivati potranno contenere una percentuale totale del THC < 0,1 % , ad eccezione di dolci, latte e snack dove il limite  dovrebbe poter  raggiungere lo 0,4%.

 

Uso tecnico-collezionistico

Risultati immagini per dispensary

In questo ambito ogni azienda agricola potrà rivendere la propria biomassa di canapa e i prodotti da essi derivata che non superino in THC i limiti di legge (0,6%)

Protocollo Analisi

 

Non solo , è evidente la necessità istituire un protocollo specifico di analisi specificando cosa va analizzato e cosa no, per stabilire le percentuali di cannabinoidi.

E’ già capitato ritrovare risultati di analisi distinte sullo stesso campione di materiale organico analizzato da laboratori differenti…

Ma questo non è giusto sia per gli operatori del settore che hanno bisogno di garanzie , sia per chi è incaricato di svolgere controlli. 

Dovremmo istituire il metodo di analisi dei cannabinoidi massimi.

Cioè:

Quando si parla di analisi dei cannabinoidi massimi di una infiorescenza,  si deve  eliminare ogni più piccola fogliolina , rametto o seme contenuto al suo interno. Questo perchè la concentrazione di cannabinoidi nei medesimi sarà più bassa o nulla rispetto alla concentrazione dei pistilli. Non tenere conto della presenza di materiale “povero di cannabinodi” può compromettere drasticamente  il risultato di ogni analisi.

Pensiamo quindi che sino a quando gli operatori del settore, per rimanere nella legalità, saranno obbligati a tenere sotto controllo limiti decimali di principi attivi naturalmente presenti nelle varietà di canapa, dovrà  immediatamente essere obbligatorio dotare gli organi di controllo,  di strutture adeguate per  tali analisi ed istituire un protocollo universale.

Regolamentazione

 

Cogliamo l’occasione per ribadire la posizione dei sottoscriventi riguardo all”auspicio di un superamento definitivo del Dpr 309/90 per quanto riguarda la pianta di “cannabis”  , e di una vera regolamentazione del mercato della canapa in ogni sua forma.

 

invitiamo tutte le aziende, associazioni o agricoltori che vogliano sottoscrivere questo documento a contattarci su canapacaffe@gmail.com